Nel panorama del welfare italiano, il mese di gennaio assume una connotazione essenziale. Per milioni di famiglie italiane che beneficiano di prestazioni a sostegno del reddito, gennaio segna l’inizio di una cruciale finestra amministrativa che determinerà la stabilità economica del nucleo per i successivi dodici mesi. E' infatti il mese dell’ISEE.
L’Assegno Unico Universale (AUU), introdotto come misura rivoluzionaria per semplificare il sostegno alla genitorialità, ha raggiunto la sua piena maturità. Tuttavia, il meccanismo che ne regola l’erogazione rimane strettamente vincolato all’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE).
Il rischio è concreto: una famiglia che ignora la scadenza di febbraio non vedrà solo una sospensione, ma un taglio drastico dell’importo a partire da marzo 2026, retrocedendo alla quota minima di legge. In un contesto inflattivo, dove ogni euro conta per il bilancio domestico, permettere che ciò accada per mera dimenticanza è un lusso che nessuno può permettersi. Questo report si propone di dissezionare ogni aspetto della normativa 2026, dalle nuove soglie di rivalutazione alle modifiche strutturali del calcolo ISEE (come l’esclusione dei BTP), fornendo una bussola indispensabile per operatori e cittadini.
La Legge di Bilancio e il Decreto Legislativo n. 230/2021 prevedono un meccanismo di adeguamento automatico degli importi dell’Assegno Unico in base all’andamento del costo della vita. Questo meccanismo di indicizzazione è fondamentale per preservare il potere d’acquisto delle famiglie di fronte all’erosione monetaria.
Per l’annualità 2026, le proiezioni basate sugli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) calcolati dall’ISTAT suggeriscono una stabilizzazione dell’inflazione rispetto ai picchi del biennio precedente.
Stime ISTAT: Le analisi più recenti e le proiezioni inserite nei documenti di programmazione economica indicano un tasso di rivalutazione che oscilla tra l’1,4% e l’1,6%.
Impatto Reale: Sebbene una percentuale dell’1,6% possa apparire modesta sulla carta, il suo impatto cumulativo su una prestazione mensile moltiplicata per milioni di beneficiari è massiccio. Per la singola famiglia, questo si traduce in un aumento strutturale che copre non solo l’assegno base, ma anche tutte le soglie ISEE di accesso, prevenendo il fenomeno del fiscal drag (drenaggio fiscale) che altrimenti penalizzerebbe chi ha ricevuto lievi aumenti salariali.
L’adeguamento all’inflazione agisce su due leve distinte: l’importo erogato e la soglia di ricchezza per ottenerlo. Di seguito, presentiamo una proiezione dettagliata degli scenari economici per il 2026, basata su un’ipotesi di rivalutazione media dell’1,6%.
Analisi delle Variazioni: È evidente come l’aumento delle soglie ISEE sia un fattore critico tanto quanto l’aumento dell’assegno stesso. Una famiglia con un ISEE di € 17.300, che nel 2025 avrebbe visto una lieve riduzione dell’assegno, nel 2026 rientrerà pienamente nella prima fascia, ottenendo il massimo importo. Questo sottolinea l’importanza di un calcolo ISEE preciso.